SHAUN FARMAGEDDON

Shaun è una pecora intelligente e birichina, che saprebbe come divertirsi e vivere sempre nuove avventure, in compagnia dei suoi compagni e delle sue compagne d’ovile, se non fosse per il cane del fattore, che non fa che appendere cartelli che le vietano qualsiasi attività. Ma un’avventura letteralmente dell’altro mondo sta per coinvolgere Shaun e Bitzer, il cane pastore: lo sbarco sulla Terra della tenera e scatenata LU-LA, una piccola aliena. Shaun dovrà fare appello a tutta la sua astuzia per proteggere la nuova amica dall’agente del governo che la insegue e per rimandarla sana e salva sul suo pianeta.

Dopo aver lasciato temporaneamente la tranquillità della campagna per una rocambolesca incursione in città, nel primo, splendido lungometraggio ad esso dedicato, l’universo erboso e recintato di Shaun – Vita da pecora fa un salto quantico di livello e dalla commedia degli equivoci passa a prendere a modello il film di fantascienza spielberghiano, E.T. in particolare.

Di un altro livello, per giunta, è anche il caos di cui è portatrice LU-LA, sorta di sorellina minore di cui Shaun finisce per sentirsi responsabile, capace di sollevare un trattore con lo sguardo ma comunque bisognosa di ritrovare al più presto la mamma e la papà.

Il fatto di guardare ad un genere tanto codificato, specie nell’accezione per famiglie, toglie al secondo lungometraggio di Shaun parte di quella libertà creativa e di quella capacità di sorprendere che sono da sempre nel DNA della serie e del personaggio. Niente che possa inficiare il godimento dei più piccoli, ma “Shaun The Sheep” è un cult anche tra gli adulti, che questa volta forse non ruberanno il dvd ai figli per posizionarlo nello scaffale più alto, di loro proprietà.

Se la linea narrativa della piccola aliena da riportare all’astronave è troppo vista (nel campo dell’animazione Home aveva già raccontato questa storia con grande emozione), rimane uno spasso tutto quanto ruota attorno al personaggio del fattore. È lui, l’umano, il vero “alieno” dell’universo della serie, in televisione come al cinema: schermato da una paio di occhiali ultraspessi e ultrasporchi e da un carattere imprendibile, tra l’irascibile e il naïf, riesce nel meraviglioso esercizio di non accorgersi mai di nulla e di attraversare le quotidiani apocalissi della fattoria come niente fosse. Il suo piano di far fruttare l’entusiasmo del circondario in materia di extraterrestri con un parco a tema nei suoi campi di grano darà, ancora una volta, i risultati comici migliori.